Dov’è la vita che abbiamo perduto vivendo?

Cori da La Rocca di Thomas Stearns Eliot. Un uomo può sostare tutta la vita sulla soglia  dell’Assoluto, ragionando sottilmente, dipanando la sua logica, mirando alla coerenza prima di tutto, un giorno avanzando e l’altro indietreggiando, per poi alla fine perdersi nei dedali del proprio ingegno, magari compiacendosi della propria incredulità. E così facendo la vita corre spedita senza che riesca a penetrarne il mistero, accompagnato da una stanchezza dello spirito che non azzarda più alcuno sforzo per afferrare la verità delle cose. Non c’è nulla da capire, questo è il vertice della sapienza che un uomo di questo stampo è riuscito a costruirsi. Per Eliot non c’è vita più misera di questa.

Se mettessimo da parte quel bagaglio caricaturale di immagini e nozioni con le quali ci raffiguriamo la Chiesa, tra le prime cose che impareremmo ci sarebbe questa: non sono i peccati della carne i mali più temibili in cui un uomo può imbattersi. Esiste un male ben più grande dei peccati carnali, qualcosa che viene prima, qualcosa che è in grado di mandare in malora tutta la vita di un uomo. L’anglicano Eliot chiama questa cosa il deserto, cioè la mancanza di bene, l’incapacità di dare significato al nostro esserci. E’ la vita vuota e piena di nulla.

Voi siete gli uomini che in questi tempi deridono Tutto ciò che è stato fatto di buono, trovate spiegazioni Per soddisfare la mente razionale e illuminata. E poi trascurate e disprezzate il deserto. Il deserto non è così remoto nel tropico australe, Il deserto non è solo voltato l’angolo, Il deserto è pressato nel treno della metropolitana Presso di voi, il deserto è nel cuore del vostro fratello. (tratto da I Cori da La Rocca di T.S.Eliot)

L’approdo nella terra desolata

Qualcosa della Vita è andato perduto vivendola. L’uomo ha creduto che sua unica missione fosse espandersi tra gli spazi infiniti, conquistare il mondo, farsi una posizione, affrancarsi dalle fatiche del passato, arricchirsi, creare nuovi diritti, e mentre credeva tutte queste cose ha perso il senso del suo fare, ha perso il senso del suo vivere. Il deserto gli è entrato nel cuore. Non sappiamo davvero più dire se valga la pena vivere. Non abbiamo più alcuna promessa da consegnare ai nostri figli, nessuna speranza buona da lasciare per il futuro.

Molti sono nati destinati all’ozio, a vite inutili e a squallide morti, a inasprito disprezzo in alveari senza miele. (tratto da I Cori da La Rocca di T.S.Eliot)

La vita è diventata un deserto, un vagare senza attendersi nulla di grande. Le nostre esistenze piene di tutto sono solo simulacri esagitati, perché proprio come un alveare che diventa nulla se non ospita il miele, anche la nostra vita finisce in un niente se non raggiunge il suo scopo, se almeno non si sospetta che uno scopo ci sia. Eppure se solo l’uomo ricominciasse a cercare, se solo si decidesse a battere il mondo alla ricerca di un senso capace di dar conto di tutto quel che accade, allora si troverebbe sorprendentemente a desiderare la Chiesa. Dite che è un desiderio ben strano? Lo è solo a patto di non conoscere la Chiesa. Difatti perché esiste? Perché è stata innestata su questa terra questa radice sconosciuta alla terra, questa Straniera che gli uomini non riescono ad amare?

Senza indugio, senza fretta Costruiremo il principio e la fine della strada Ne costruiamo il senso: Una Chiesa per tutti E un mestiere per ciascuno Ognuno al suo lavoro (tratto da I Cori da La Rocca di T.S.Eliot)

La Chiesa esiste per servire l’opera dell’uomo e l’opera dell’uomo è da sempre la stessa: non importa quale lingua si parli, in quale secolo si sia nati o in cosa si crede. L’uomo in tutte le ere e a tutte le latitudini sarà sempre impegnato in una sola grande opera: cercare il senso del suo vivere. “Se gli uomini non edificano, come vivranno?” scrive Eliot; cioè, se gli uomini non compiono questa ricerca allora che faranno? Il punto che ci ricorda Eliot però è che lì dove non c’è tempio il senso è disperso. Lì dove non c’è tempio l’uomo non coltiva più la speranza di trovare un senso; lì dove non c’è tempio l’uomo vaga nel deserto alla ricerca di un senso che valga solo per lui.

La chiamata a fare memoria di un avvenimento accaduto nel tempo

In mezzo a tutta questa confusione compito della Chiesa è fare continua memoria di un fatto che ha stravolto la storia, un fatto straordinario avvenuto nel tempo.

In un momento predeterminato, un momento nel tempo e del tempo, Un momento non fuori del tempo, ma nel tempo, in ciò che noi chiamiamo storia: sezionando bisecando il mondo del tempo… Un momento nel tempo ma il tempo fu creato attraverso quel momento: poiché senza significato non c’è tempo, e quel momento di tempo diede il significato. (tratto da I Cori da La Rocca di T.S.Eliot)

Questo fatto enorme è l’incarnazione, la venuta di Cristo. L’incarnazione crea il tempo, ossia crea una prospettiva, una via d’uscita dalla gabbia di un tempo votato al niente, una speranza senza la quale lo scorrere del tempo e la vita stessa non avrebbero senso. Solo quest’avvenimento, che resta un mistero, consente agli uomini di compiere non inutilmente la fatica di costruire nel deserto, contro il non senso, contro la disperazione. Gesù Cristo è la risposta di Dio alla ricerca dell’uomo che grida al cielo. Senza questa riposta ogni ricerca e ogni costruzione sarebbero vane. Dio ha risposto al grido dell’uomo ma l’uomo non ha ascoltato la sua Parola. L’uomo è libero di chiudere le orecchie, di trascurare questo fatto e tenersi la sua vita, una vita voluta non si sa da chi, non si sa perché, forse da un dio crudele che dopo averti dato la vita ti rincorre per darti la morte, da un mostro che ti ha partorito solo per gioco, per divorarti e attirarti lentamente nel suo nulla. Tante cose ancora si potrebbero dire di questo libro breve ma dal quale esplodono significati. Per ora fermiamoci qui.

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