Romeo e Giulietta, atto III, scena v

Romeo e Giulietta si sono sposati in gran segreto in mattinata. Nel pomeriggio tutto precipita: Romeo è bandito da Verona per aver ucciso Tebaldo in duello. I due amanti si incontrano nella notte e consumano come due clandestini la loro prima notte di nozze. Nella scena che segue i due amanti contemplano il cielo, aspettando i segni del mattino (il canto dell’allodola) che li costringerà a separarsi definitivamente. Romeo dovrà fuggire a Mantova e rimanervi fino a quando riuscirà a riconquistare il favore del Principe.

[III. v.]
Entrano ROMEO e GIULIETTA, in alto, al balcone

GIULIETTA
Vuoi andare già via? Ancora è lontano il giorno:
non era l’allodola, era l’usignolo
che trafisse il tuo orecchio timoroso:
canta ogni notte laggiù dal melograno;
credimi, amore, era l’usignolo.
ROMEO Era l’allodola, messaggera dell’alba,
non l’usignolo. Guarda, amore, la luce invidiosa
a strisce orla le nubi che si sciolgono a oriente;
le candele della notte non ardono più e il giorno
in punta di piedi si sporge felice dalle cime
nebbiose dei monti. Devo andare: è la vita,
o restare e morire.
GIULIETTA Quel chiarore laggiù
non è la luce del giorno, lo so: è una meteora
che si libera per te dal sole questa notte,
la torcia per farti lume sulla via di Mantova;
dunque rimani ancora, c’è tempo per andare.
ROMEO Mi prendano pure, sarà certo la morte,
ma sono felice se tu vuoi così. E dirò, allora,
che là, quel grigio non è l’occhio del mattino
ma il fioco riverbero della fronte di Cinzia;
che non è l’allodola a battere la volta
del cielo, così alta su noi. Io voglio restare,
non veglio più partire: vieni, o morte,
sarai la benvenuta! Vuole così Giulietta.
Che c’c, anima mia? Parliamo, non è giorno.
GIULIETTA E giorno, è giorno: dunque, presto, va’ via!
È l’allodola che canta fuori tono
forzando su dissonanze e aspri acuti.
Dicono che l’allodola divida con dolcezza
ogni accordo: questa non ci divide con dolcezza;
e ancora, che l’allodola e il rospo ripugnante
abbiano scambiato i loro occhi:
così avessero fatto anche della voce,
poi che quella voce lotta il nostro abbraccio,
perché ti caccia da me, col suo richiamo al giorno.
Oh, va’, ora, va’; si fa sempre più luce.
ROMEO Sempre più luce! Sempre oscura di più la nostra pena!

 

La NUTRICE entra in fretta

NUTRICE Signora!
GIULIETTA Nutrice!
NUTRICE Vostra madre viene qui. Il giorno è spuntato;
siate prudente, guardatevi intorno. [Esce]
GIULIETTA Allora, o balcone, fai entrare il giorno e uscire la vita!
ROMEO Addio, addio; ancora un bacio e scendo. Scende
GIULIETTA Sei dunque andato via così, amore, signore,
mio sposo, mio amico? Voglio avere tue notizie ogni
[giorno;
ma ogni ora, ogni minuto sono molti giorni.
Oh, con questo modo di misurare il tempo
diventerò vecchia prima di rivedere il mio Romeo.
ROMEO Addio! Non perderò un’occasione
per mandarti i miei saluti, amore.
GIULIETTA Ti ringrazio; ma ci rivedremo ancora?
ROMEO Certo, e tutte queste sofferenze serviranno
per fare più dolci i colloqui nel tempo che sarà nostro.
GIULIETTA O mio Dio, ho nell’anima un triste presagio.
Ti vedo, ora che sei giù, come un morto
in fondo alla tomba.
Forse non vedo bene, ma tu mi sembri pallido.
ROMEO Credimi, amore mio, anche tu ai miei occhi sembri
[pallida:
l’angoscia ha sete e beve il nostro sangue. Addio,
[addio! Esce
GIULIETTA O fortuna, fortuna!
Tutti gli uomini ti chiamano volubile.
Se tu sei volubile, che farai di lui,
che tutti stimano così fedele? Sii incostante, fortuna,
perché così spero che non lo terrai
a lungo lontano, ma lo rimanderai presto da me.

Continua…

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