La genesi di un uomo straordinario

Come nasce la santità di Bernardo? Da dove viene? Se posso permettermi un azzardo, io credo venga da una preoccupazione che nulla ha a che fare con Dio, almeno in prima battuta, perché nessun uomo inizia a vivere dicendo “io voglio sapere se Dio esiste”.  La santità di Bernardo deriva dalla vitalità della sua umanità, da quell’atteggiamento di stupore e tremore che coglie l’uomo di fronte alla realtà e alla domanda sul suo destino.

Il primo grande problema che deve affrontare un uomo vivo non è il problema di Dio ma il problema della realtà. Il fatto che io ci sono, in questo luogo, in questo momento, in questa famiglia, con questi amici; il fatto che questo mondo è qui davanti ai miei occhi, meraviglioso eppure così terribile, così spietato; il fatto che io non ci sarò per sempre, che non sono fatto per durare, che i miei giorni sono contati. Se la realtà non mi interroga, se la mia umanità non mi interpella, allora non riuscirò mai a porre seriamente la questione di Dio.

Bernardo stesso ci aiuta a capire questo fatto raccontandoci di un sentimento che visse a lungo, per quasi quattro anni, qualcosa di intimo che lo riguarda e che viene solitamente trascurato o riportato spendendo poche righe, quasi fosse una macchia nel curriculum del santo. Eppure questo fatto è l’unica cosa in grado di spiegare tutto. Questa macchia nella carriera di un santo è l’unica cosa che ci consente davvero di chiamare Bernardo “fratello”. San Bernardo nasce da una crisi, da uno smarrimento di fronte alla vita; solo così si spiega la genesi di un uomo straordinario.

L’anima mia languiva sempre più e si annoiava, e sonnecchiava per tedio, triste e quasi disperata, mormorando tra sé quelle parole: Davanti a questo freddo chi potrà resistere? (San Bernardo, Sermone sul cantico dei cantici, 14,6).

Bernardo, l’uomo che solo la morte riuscirà a chetare, il viaggiatore instancabile, il diplomatico del XII secolo, il soccorritore del mondo, ci confida che ci fu un tempo nella sua vita trascorso nel torpore di un dormiveglia, senza slancio, senza gioia. In quel buio era raccolto l’inizio di tutto, in quell’ora in cui l’uomo pone le domande che contano, in cui si guarda intorno e cerca le risposte che ne indirizzeranno per sempre l’esistenza. E’ l’ora in cui l’uomo sente che la vita può essere una promessa non mantenuta, un agitarsi senza scopo, un’attesa vana. Possibile che la vita si riduca a questo? E’ veramente una cosa buona la vita? Possibile che le cose che possiedo, le persone che incontro non mi siano di alcun guadagno per la mia felicità? Possibile che mi manchi sempre qualcosa per essere felice? (…)

Una santa inquietudine scuoteva il giovane Bernardo, un desiderio di senso, di una certezza buona che nessuna brama riusciva a colmare. Quest’inquietudine è sempre il segno straordinario di un fatto evidente, ossia che il mondo non è capace di contenere il cuore dell’uomo: nessuna donna, nessun possesso, nessuna compagnia, nessun onore. Non accorgersi di questa insufficienza della realtà per come si presenta, trasforma le cose in miraggi destinati per loro natura a non mantenere mai le loro promesse, costringendo l’uomo ad una vita che non è la sua, ad una mediocrità per la quale non è stato fatto.

Bernardo sentiva tutto questo e il suo spirito non si dava pace, in perenne tensione com’era verso un bene senza fine, che non deludesse, che non si esaurisse. Da questa crisi comincia l’avventura di Bernardo, anzi si può dire che senza questa crisi la vita dell’uomo non diventerà mai un’avventura. La crisi, questa benedizione del cielo che irrompeva con fragore di tuono ogni volta che l’animo d Bernardo sembrava adagiarsi, accontentarsi. Punto, scottato, sempre mosso, sempre risvegliato per misurare lo scarto tra la realtà della vita e il proprio desiderio insoddisfatto.

Bernardo non era pazzo e men che meno un predestinato. Bernardo era un cercatore onesto, un uomo che voleva bene a se stesso, e la cosa bella che gli capitò, il dono che gli fu concesso e che dovrebbe consolare ogni uomo, è che alla fine la sua insistenza fu premiata, la sua domanda trovò risposta, perché è scritto che “chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!”. (Vangelo di Luca, 11,9-13).

(Estratto dal libretto Bernardo, il capolavoro di Dio, a cura di Renato Calvanese)

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