“Non c’è persona dai tempi di Adamo più fortunata di me”. Intervista a Cormac McCarthy

Non c´è persona dai tempi di Adamo più fortunata di me. Non mi è successo nulla che non fosse perfetto. E non lo dico per fare lo spiritoso. Non c´è mai stato un momento in cui non avevo soldi ed ero infelice, un momento in cui qualcosa non arrivava. E questo ogni volta, ogni volta, ogni volta. Ce n´è abbastanza di che renderti superstizioso”. Tratto da un’intervista a Cormac McCarthy, autore de La strada e di altri romanzi di successo, pubblicata il 20 novembre 2009 sulle pagine del Wall Street Journal. Seguono alcuni brani di interviste all’autore.

Il romanziere Cormac McCarthy rifugge le interviste. In oltre vent’anni ne ha rilasciate soltanto due di cui una, ha detto, per far uscire dalla depressione il suo editore. Non si è mai presentato a ritirare i numerosi premi che gli hanno attribuito. Nel 2007 la conduttrice di uno dei più famosi e ambiti talk show d’America, Oprah Winfrey, volò in New Mexico, dove lo scrittore vive, riuscendo ad intervistarlo. Di seguito alcuni estratti di questa famosa conversazione.

Oprah LogoOprah Winfrey – Bene, ecco un’intervista che tutti avrebbero ritenuto impossibile. L’intervistato è una persona notoriamente riservata, che si rifiuta di parlare pubblicamente di sé o del suo lavoro. In quarant’anni di carriera ha concesso soltanto due interviste a giornali, e non si è mai lasciato intervistare alla televisione. (…)

Oprah Winfrey – Grazie per avere accettato questa intervista.

Cormac McCarthy – E’ la prima volta per me.

Oprah Winfrey – Perché non l’ha fatto fino a ora?

Cormac McCarthy – Beh, non penso che sia una cosa buona per la propria testa. Voglio dire, se si passa molto tempo a pensare come scrivere un libro, probabilmente non si dovrebbe parlarne. Bisogna limitarsi a scriverlo.

Oprah Winfrey – Oh, davvero?

Cormac McCarthy – Sì, questa è la mia sensazione.

Oprah Winfrey – Non si tratta invece di una certa avversione nei confronti dei media e di altre cose del genere?

Cormac McCarthy – No, no, no.

Oprah Winfrey – Sicuro che sia proprio così?

Cormac McCarthy – Certo. Tu cammini sul tuo lato della strada e io sul mio.

Cormac McCharty
Cormac McCharty è nato a Providence nel Rhode Island il 20 luglio del 1933. Attualmente vive in New Mexico con la moglie Jennifer e il figlio John

Oprah Winfrey – Cormac McCarthy è considerato uno dei più grandi scrittori americani viventi. Nel corso degli ultimi quarant’anni McCarthy ha scritto dieci romanzi. Il suo best seller, “Cavalli Selvaggi” ha vinto il National Book Award e ne è stata fatta una riduzione cinematografica. Ha sempre saputo di essere uno scrittore?

Cormac McCarthy – E’ difficile rispondere. Quando ero bambino avevo l’abitudine di scrivere. Quando poi sono diventato ragazzo, in realtà non facevo più nulla.

Oprah Winfrey – Il libro è dedicato a John, il figlio di Cormac McCarthy. Si tratta di una storia d’amore per vostro figlio?

Cormac McCarthy – Sì, in un certo senso, sì. Ma, ciononostante, è in qualche modo imbarazzante. (…)

Oprah Winfrey – Che cosa significa essere padre in questo particolare momento della sua vita?

Cormac McCarthy – Penso che lo si apprezzi in modo più profondo. Quando si è più giovani è diverso; se si ha un figlio quando si è più anziani, invece, si viene risvegliati dal proprio sonno e si guardano le cose con un nuovo sguardo. Ti costringe a pensare al mondo.

Oprah Winfrey – Mmm …

Cormac McCarthy Sì. E io penso che sia una buona cosa.

Oprah Winfrey – Cormac McCarthy ha oggi 73 anni. E’ da sempre una persona estremamente riservata. E’ chiaro che si trova più a suo agio davanti a una vecchia macchina da scrivere Olivetti che davanti alle telecamere. In tutti i vostri libri che ho letto, da “Meridiano di sangue” a “Non è un paese per vecchi”, le donne non hanno quasi nessuna parte di rilievo. E infatti molti l’hanno definito uno scrittore per uomini. Come mai le donne non hanno un ruolo attivo nelle trame dei vostri libri?

Cormac McCarthy – Le donne sono difficili.

Oprah Winfrey – Mmm…

Cormac McCarthy – Non pretendo di capire le donne. Penso che gli uomini non sanno molto delle donne. Le trovano misteriose.

Oprah Winfrey – E’ ancora così anche per lei?

Cormac McCarthy – Sì. Anche se …

Oprah Winfrey – Dopo tre mogli, le donne sono ancora un mistero?

Cormac McCarthy – Sì, sono ancora un mistero.

Oprah Winfrey, Cormac McCarthy
McCharty intervisato da Oprah Winfrey. E’ il 5 giugno 2007, la prima e finora unica intervista televisiva rilasciata da McCharty.

Oprah Winfrey – Ho letto che una delle sue ex mogli ha detto che in certi periodi lei era molto povero, assolutamente senza un soldo; e i giornalisti le telefonavano dicendo che le avrebbero pagato 2.000 dollari e anche più per un’intervista, ma lei si rifiutava rispondendo che tutto ciò che conosceva lo aveva già messo per iscritto.

Cormac McCarthy – Beh, ero molto occupato. Avevo altre cose da fare.(…)

Oprah Winfrey – E non avere denaro è stato un problema?

Cormac McCarthy – Beh, ero molto…

Copertina di Non è un paese per vecch
Copertina di Non è un paese per vecchi, romanzo scritto nel 2005. Nel 2007 i fratello Joel ed Ethan Coen hanno portato al cinema un adattamento dell’opera che alla notte degli Oscar del 2008 il film ha vinto i principali premi, tra cui miglior film, migliore regia e migliore sceneggiatura.

Oprah Winfrey – Perché è vero che era così povero che le è capitato di non poter pagare nemmeno un hotel da quaranta dollari al mese?(…)

Cormac McCarthy – Sì, e mi hanno buttato fuori. Allora ero molto ingenuo. Ero convinto che in un modo o nell’altro tutto sarebbe andato bene. Ed è stato proprio così. Sono sempre stato molto fortunato. Quando la situazione era particolarmente dura, succedeva sempre qualcosa di assolutamente imprevisto.

Oprah Winfrey – Wow. E’ stupefacente. Ed è vero che una volta era talmente al verde da non potersi comprare nemmeno un dentrificio?

Cormac McCarthy – Sì. Vivevo in una baracca nel Tennessee e avevo finito il dentrificio. E un mattino sono andato all’ufficio postale per vedere se era arrivato qualcosa. E nella mia cassetta delle lettere c’era un dentrificio.

Oprah Winfrey – Un campione omaggio?

Cormac McCarthy – Già, un campione omaggio. Ma la mia vita è piena di episodi come questo. E’ sempre stato così: quando la situazione si faceva critica, succedeva sempre qualcosa.(…)

Oprah Winfrey – Che cosa vorreste che i lettori traessero da questo libro?

Cormac McCarthy – Ecco, mi basterebbe che prendessero a cuore le cose e le persone e che apprezzassero maggiormente ciò che hanno.[inlinetweet prefix=”Cormac McCarthy” tweeter=”@renatocalvanese” suffix=””] La vita è bella anche quando sembra brutta. E dovremmo apprezzarla di più. Dovremmo essere riconoscenti. Non so a chi, ma dobbiamo essere riconoscenti per ciò che abbiamo[/inlinetweet]

Oprah Winfrey – Non si tratta per caso di Dio?

Cormac McCarthy – Beh, dipende in quale giorno mi viene fatta questa domanda. Ma, certe volte, è bene pregare. Non credo che sia necessario avere un’idea precisa di cosa o chi sia Dio per poter pregare.

WSJ TestataSeguono alcuni brani tratto da un’intervista di John Jurgensen a Cormac McCarthy pubblicata il 20 novembre 2009 sulle pagine del Wall Street Journal a cui era presente anche John Hillcoat, regista del film The Road, tratto dall’omonimo romanzo dell’autore.

John Jurgensen – L´idea dell´invecchiamento e della morte che effetti produce sul suo lavoro? La spinge a lavorare più in fretta?

Cormac McCarthy – Il tuo futuro si accorcia e tu te ne rendi conto. Negli ultimi anni non ho voglia di fare nient´altro che lavorare e stare con mio figlio John. Sento qualcuno che parla di andare in vacanza o cose del genere e io penso: ma a che serve? [inlinetweet prefix=”Cormac McCarthy” tweeter=”@renatocalvanese” suffix=””]Non ho nessun desiderio di fare un viaggio. La mia giornata perfetta consiste nello starmene seduto in una stanza con un po´ di fogli bianchi. Questo è il paradiso. È oro puro e tutto il resto è solo una perdita di tempo.[/inlinetweet]

John Jurgensen – Questo orologio ticchettante come influenza il suo lavoro? La spinge a voler scrivere storie più brevi, oppure a coronare il tutto con un´opera grande, a tutto campo?

Cormac McCarthy – Non mi interessa scrivere storie brevi. [inlinetweet prefix=”Cormac McCarthy” tweeter=”@renatocalvanese” suffix=””]Qualunque cosa che non ti occupi anni interi della vita e non ti spinga al suicidio mi sembra che sia qualcosa che non vale la pena.[/inlinetweet]

John Jurgensen – Il Dio con cui è cresciuto in chiesa ogni domenica è lo stesso Dio che il protagonista de La strada interroga e maledice?

McCarthy con il figlio John
McCarthy con il figlio John

Cormac McCarthy – Forse sì. Ho una grande simpatia per la visione spirituale dell´esistenza e penso che sia significativa. Ma personalmente sono una persona spirituale? Mi piacerebbe esserlo? Non nel senso che penso a un qualche aldilà dove mi piacerebbe andare, semplicemente nel senso di essere una persona migliore. Ho degli amici al Santa Fe Institute. Sono persone brillantissime che fanno un lavoro veramente difficile risolvendo problemi difficili, e loro dicono: “È molto più importante essere buoni che essere intelligenti”. E io sono d´accordo, è più importante essere buoni che essere intelligenti. È tutto quello che posso offrirvi.

John Jurgensen – I padri che tipo di reazioni hanno avuto a La strada?

Cormac McCarthy – Ho ricevuto la stessa lettera da sei uomini diversi. Uno dall´Australia, uno dalla Germania, uno dall´Inghilterra, ma tutti dicevano la stessa cosa. Dicevano: “[inlinetweet prefix=”Cormac McCarthy” tweeter=”@renatocalvanese” suffix=””]Ho cominciato a leggere il suo libro dopo cena e l´ho finito alle 3.45 del mattino, poi mi sono alzato, sono salito di sopra, ho svegliato i miei figli e sono rimasto lì seduto sul letto a tenerli stretti”. […][/inlinetweet]

John Hillcoat – Ricordo che mi avevi detto che Meridiano di sangue parla della malvagità dell´uomo, mentre La strada parla della bontà dell´uomo.Solo quando è nato mio figlio mi sono reso conto che una personalità è qualcosa di innato in una persona. La puoi vedere mentre si forma. Ne La strada, il ragazzo è nato in un mondo in cui la morale e l´etica sono al di fuori, quasi come in un esperimento scientifico. Ma lui è il personaggio più morale. Pensi che la bontà sia innata nelle persone?

Cormac McCarthy – Io non penso che la bontà sia qualcosa che impari. Se vieni lasciato alla deriva a imparare dal mondo a essere buono, non è facile. Ma ogni tanto la gente mi dice che mio figlio John è proprio un bambino d´oro. Io dico che lui è talmente superiore a me che mi sento stupido a correggerlo su certe cose, ma qualcosa devo fare, sono suo padre. Non puoi fare molto per cercare di trasformare un bambino in qualcosa che non è. Ma qualunque cosa sia, di sicuro puoi distruggerla. Se sei meschino e crudele, puoi distruggere la persona migliore del mondo.

Olivetti Lettera 22
La mitica Olivetti Lettera 22, la macchina da scrivere di Cormac McCharty

John Jurgensen – Ha la sensazione, nella sua opera, di cercare di affrontare gli stessi grandi interrogativi, solo in modi diversi?

Cormac McCarthy -[inlinetweet prefix=”Cormac McCarthy” tweeter=”@renatocalvanese” suffix=””] Il lavoro creativo spesso è stimolato dal dolore. Se non avessi qualcosa nel profondo del tuo cervello che ti fa diventare matto, forse non faresti niente. Non è una buona soluzione. Se fossi Dio, non avrei fatto le cose a questo modo.[/inlinetweet] Certe cose di cui ho scritto ormai non rivestono più alcun interesse per me, ma certamente mi interessavano prima di scriverle. C´è qualcosa, sul fatto di scrivere di determinate cose, che le appiattisce. Le hai consumate. Io dico alla gente che non ho mai letto nessuno dei miei libri, ed è vero. Loro pensano che li stia prendendo in giro.

John Jurgensen – Prima ha accennato al ruolo che gioca la fortuna nella vita. In che momento è intervenuta la fortuna per lei?

Cormac McCarthy – Non c´è persona dai tempi di Adamo più fortunata di me. Non mi è successo nulla che non fosse perfetto. E non lo dico per fare lo spiritoso. Non c´è mai stato un momento in cui non avevo soldi ed ero infelice, un momento in cui qualcosa non arrivava. E questo ogni volta, ogni volta, ogni volta. Ce n´è abbastanza di che renderti superstizioso.

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